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Analisi sullo stato attuale dell'olivicoltura in Toscana

Storia dell'olio extra vergine d'olivaI dati oggettivi (vedi:Analisi sulll’ olivicoltura Toscana dell’Università di Agraria di Firenze).che si possono analizzare parlano chiaro.
Da una semplice analisi si comprende il perche' del lento e progressivo abbandono di questa coltivazione specie nelle zone più marginali, infatti:
a) I costi di produzione in Toscana per un Kg di olio sono tra i 12-20 Euro/Kg non coperti dai ricavi ( oggi le quotazioni dell’olio al dettaglio sono dagli 8 ai 12 euro)
b) le superfici attuali degli olivi coltivati in Toscana sono circa 100.000 ettari su circa 80.000 aziende, con una stima di circa il 20 % improduttivo per abbandono,che ogni anno aumenta.
c) il che significa poco più di un ettaro per azienda, con piante vecchie spesso mal gestite con produzione media per azienda di olio è di 120-150 KG (una famiglia mediamente ne consuma in un anno circa 50 lt di olio). In Umbria la superficie media per azienda è inferiore all'ettaro.
La conseguenza è semplicemente che l’olio extra vergine della Toscana è per pochi fortunati produttori per qualche parente e amico intimo. Produrre senza margine tra l'altro impone grossi rischi alle aziende agricole che utilizzando mano d'opera familiare, amici e/o operai sono spesso non in regola, e esposti a rischi infiniti. Molte aziende cedono gli oliveti a persone che raccolgono e si prendono il 7% di olio prodotto. Se si considera che la frangitura costa 2-3% di olio se un oliveto ha una resa media del 12-13 % al proprietario non rimane che il paesaggio, oltre alla potatura e operazioni colturali che dovra' fare.... E da qui prima le minor cure poi l'abbandono. Eppure tutti i nostri studiosi e politici si riempono la bocca in convegni, sagre, continuando a parlare di integrazione dell'olivo con il paesaggio, mai di come fare a far sopravvivere questo importante settore produttivo.
Ne consegue che in questo contesto è impossibile qualsiasi proposta di sviluppo, proprio perche’ il prodotto “vero toscano” non ha alle spalle un minimo di massa critica vendibile.
Ricordo anni fa un gran successo ottenuto a New York dove si fece una promozione dell'Olio extra vergine DOP Terre di Siena con degustazione della famosa bruschetta con l'olio novo. Ebbene ci fu un ordine importante di una grossa catena di distribuzione, il risultato fu deprimente infatti arrivati in Italia dopo aver coinvolto i maggiori produttori senesi non si riusci a reperire l'olio necessario neppure per il primo container.
Quindi parlare di marketing e valorizzazione non è possibile senza il prodotto, e quello che si sta facendo è, quello che io chiamo, il marketing dell'unico orcio.
L’olio venduto per Toscano (ahime' anche Dop e IGP) dai grossi commercianti è logicamente tutto, miscelato, fasullo e ricostruito in laboratorio. Quello che scrivo è grave e non si capisce come gli organi preposti alla vigilanza delle frodi alimentari non intervengano in questa truffa ai danni dei consumatori e degli agricoltori onesti.
L'idea di non raccogliere per un anno le olive con una specie di sciopero, forse azzererebbe tutte le frodi.
Prova ne sia le acquisizione di Carapelli, Bertolli, Monini, etc.. da parte del leader mondiale del settore, gli spagnoli del gruppo SOS, che dopo averci invaso di olio, hanno elaborato un piano che prevede di sfruttare l’immagine dell'olio made in Italy. Intanto in tutto il mondo (Spagna, Sud Africa, Argentina, Cile, Australia e ora anche Marocco, Grecia, Tunisia,) stanno sviluppando piani olivicoli nazionali puntando su impianti intensivi meccanizzabili.
In Italia l'Universita' di Perugia -CNR è stata la prima e unica struttura pubblica a studiare e tentare lo sviluppo di impianti fitti adatti alla meccanizzazione dagli anni 70. Il risultato non c'è stato proprio a causa della incapacita' politica di tentare qualcosa d'innovativo. Successivamente il problema è stato analizzato e studiato a fondo dagli spagnoli che individuate alcune varietà loro (Arbequina e Arbosana) sono riusciti nell'impresa e con grande coraggio hanno sfruttato i contributi Europei e oggi hanno trasformato la loro olivicoltura in aziende efficienti molto produttive. Per fortuna non hanno varietà capaci di fare olii di qualita' e gli oli prodotti da queste varietà sono dolci quasi neutri e ottimi oli da taglio, ma che costano 3 3,5 euro/kg.
Il problema varietale è purtroppo il nocciolo della questione e la scommessa italiana sarà quella di individuare selezioni clonali tipiche italiane capaci di ottenere qualità ma di portare alla completa meccanizzazione della coltivazione.